
Il capitolo inizia con una descrizione dettagliata e puntuale del nostro territorio con l'indicazione delle altezze delle colline del nord della Terra d'Otranto.
Quindi afferma che
" ... Su queste colline sono stati rinvenuti alcuni oggetti preistorici dell'età archeolitica, i soli che abbiam trovato nella penisola salentina; e cio varrebbe a confermare l'opinione che in questo lembo estremo d'Italia i primi avitatori ne occuparono da prima la parte più elevata, trovandovi un asilo più sicuro che nella parte bassa, più soggetta alle incursioni nemiche;... "
Continua poi commentando"Da questo isolamento deriva forse quell'aria di selvaggio e di alpestre che gli antichi scrittori attribuiscono agli abitatori di queste colline, specialmente durante il periodo feudale, e che corre ancora sulla bocca di moltissimi, mentre come vedremo, non è punto giustificata dal fatto. Fino ai primi di questo secolo (1800 ndr) quando Ceglie non comunicava con gli altri paesi della provincia, e quando le colline erano tutte coperte di boschi, si vedeva spesso lampeggiare il pugnale del brigante e dell'assassino; e le sue vie interne e buje, tortuose, strette e in pendìo divenivano il teatro di orribilii scene di sangue e di vendette. Ma oggi tutto è mutato.
La città è conguinta da una bella rete di vie carrozzabili a Ostuni ed alla strada ferrata adriatica, a Francavilla, a Grottaglie, a Martina, ed a Cisternino nel Barese; i boschi convertiti in fertilissimi vigneti..."
Elogia quindi i contadini cegliesi constatando che:"emigrano -esempio unico in Terra d'Otranto ! - nei territorii dei paesi vicini creandovi nuovi paesi, come ad esempio S. Michele, nel tenimento di San Vito dei Normanni, che nel breve giro di pochi lustri ha gia 1270 abitanti, e Villa Castelli in quel di Francavilla fontana che nel 1792 era ancora una fattoria dei principi e stazione di scelte razze equi
ne, divenne borgata nei primi di questo secolo, quando Gioacchino Ungaro, duca di Montejasi, concesse ad enfiteusi molte terre presso il Castello a parecchie famiglie cegliesi e grottagliesi; ed oggi contiene gia 1878 abitanti...."
E ora la descrizione del castello
Quel che vi è di notevole nella Terra (Ceglie vecchia ndr) è soltanto il castello o palazzo ducale. La chiesa collegiata, che resta nel punto più alto della città, di fronte al castello, non presenta nulla in fatto di arte ed è insufficiente per la popolazione. L'antico duomo, rovinato nei primi del XVI secolo, fu rifatto nel 1521 nel tempo dei Sanseverino; ma fu poi ricostruito e ingrandito verso la fine del secolo scorso (1796) ed ha una cupola tozza e goffa a mattoni colorati. Si vuole che ritragga in piccole proporzioni l'architettura del Gesù nuovo di Napoli; noi crediamo invece che ne ha preso il solo stile barocco, imbarocchendolo viemmargiormente!
Il castello domina tutto l'abitato e da un lato di esso, sulla fronte che guarda verso il duomo, si solleva una torre quadra, massiccia, coronata di merli e di piombatoj, con poche finestrine, tetra e nereggiante nell'aspetto e certamente più antica del castello ducale. Sulla porta d'ingresso di quest'ultimo si legge il nome del fondatore in questa iscrizione:
DEGLI SANSEVERINO FABRIZIO
1492
mentre sulla porta che metteva dall'atrio del castello nella gran sala del Consiglio si leggono i nomi dei successivi duchi di Ceglie che lo hanno accresciuto o modificato, in questa iscrizione che trascriveremo nella sua ortografia:
FVNDITVS INDIXIT FABBRICARI TECTA JOHANNES
HEC SIBI TVM CLARIS OMBIBVS ATQVE SVIS
SIC QVOQVE PRECEPIT PRESTANS AVRELIA CONIVX
ILLVSTRES AMBO SANSEVERINA DOMVS 1525
Il castello fu quindi costruito nei primi del secolo XVI da Giovanni Sanseverino e dalla sua consorte Aurelia, il cui nome si trova ripetuto in diversi punti del palazzo, e perfino nella porta che conduce nei sotterranei; (quindi i sotterranei esistono! ndr) ma la torre e l'androne esistevano già fin dal secolo precedente, e ci rivelano meglio il carattere militare , mentre il castello ha tutto l'aspetto di un palazzo magnatizio. Alla torre si sale per una scala a chiocciola fino al piano superiore nel quale si osservano dei grandi cameroni oscuri, a pareti massicce; e da questi si ascende fino al terrazzo coronato di merli quadri e di feritoje e circondato da piombatoj. Il panorama che si gode di lassù è bellissimo, e non senza ragione fu prescelto dagl'ingegneri tipografi nella triangolazione della provincia eseguita nel 1874.
Descrive ora la visione panoramica; è interessante questo passo:
... a tre chilometri da Ceglie, sulla via di Cisternino, è il Campo detto d'Orlando, dove scavando il suolo per le coltivazioni si son rinvenute lance, alabarde, elmi, corazze, ferri da cavallo, armille di bronzo, ecc; tutti oggetti dispersi nelle mani d'ingordi speculatori. Più in la S. Paolo, antica badia e centro di vecchie abitazioni oggi scomparse...
Continua a descrivere il Castello
Discendendo da questa, rientreremo nel palazzo per lo scalone esterno che dall'atrio metteva nella sala del consiglio. Questa è larga, rettangolare, a bassa tettoja, sulla quale è dipinta l'arma di Sisto y Britto inquartata con quella dei Lubrano; ma nuda com'è, squallida nelle pareti e senza alcuna mobilia per che canti l'epicedio dei nobili Sanseverino! Oh! Se potessro parlare le pareti di questa sala e ricondurci almeno per un istante alla vita di due secoli addietro!
Continuerò questo mese nella trascrizione parlando ancora del castello... poi "il borgo nuovo", la Ceglie ottocentesca...
Trulli, lamie, boschi di ulivi, querce e poi il mare.
Ostuni la città Bianca e Ceglie Messapica
il paese dimenticato.
Il mare anzi... i mari, l'Adriatico e lo Ionio... la Messapia
ovvero la terra di mezzo.
L'ambiente ideale per vivere, per lavorare senzai ritmi frenetici eppure,
E allora? Cos'è?
Che cosa c'è che non va?
Perchè non diamo valore al nostro patrimonio?
C'era bisogn
o degli inglesi per scoprire casa nostra?