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  • Ora c'è PIAZZA PLEBISCITO

    Parliamo di Ceglie Messapica senza censure
  • lunedì, gennaio 01, 2007

    Il medio evo è ancora tra noi




    Un centro storico davvero unico quello di Ceglie Messapica

    Bisogna attraversare ad occhi chiusi una delle tre porte ancora rimaste e riaprili subito dopo per restare estasiati.
    Il borgo medievale di Ceglie Messapica è unico, incontaminato.
    Non ci sono botteghe di souvenir, non ci sono finzioni.
    E' assopito, in letargo e attende solo l'arrivo della primavera.





    ... continuiamo con altre immagini dei beni della Platea dei Padri Domenicani datata 1740.
    Il "Trappeto di Mosca" che confina col "Giardino della Croce" (l'attuale piazza Plebiscito).
    E' proprio fuori le mura anzi, addossato ad esse. Delimitato dalla strada attorno alle mura e dalla strada che porta al Convento dei Padri Cappuccini.
    Quindi il sito dovrebbe essere l'attuale palazzo in piazza sotto il quale attualmente c'è il bar Milan.

    cliccare sull'immagine per ingrandirla

    giovedì, dicembre 21, 2006

    Le vigne alla piazza




    Il giardino della Croce

    cliccare sull'immagine per vederla ingrandita

    Era chiamato così perchè la Ceglie medievale aveva un'altra porta oltre alle tre che ci sono rimaste denominata della “Croce” più o meno in prossimità dell'imbocco della strada che porta da piazza Plebiscito alla Chiesa Matrice. Da questa porta si dipartiva una strada che portava “alli Padri Cappuccini” che seguiva il percorso dell'attuale via Dante fino a raggiungere il convento ubicato dove ora c'è l'ospedale. Nell'immagine (anteriore al 1740 ndr) è rappresentato il Trappeto dell' Ecc.ma Casa (di proprietà del Convento di San Domenico ndr). Si tratta di un frantoio ipogeo tuttora esistente ed accessibile da via Ricasoli che si sviluppa sotto l'ex distaccamento dei Vigili Urbani.

    Prosegui .... clicca qui troverai altre immagini di luoghi che ci sono ancora.

    venerdì, dicembre 08, 2006

    Il castello invisibile


    Il castello di Ceglie Messapica.

    Immagini da cartolina di una struttura
    che s'identifica col Paese.
    Senza il Castello
    Ceglie Messapica non esisterebbe.
















    Eppure, sembra strano, il Castello esiste
    nonostante i cegliesi.
    Vive in un suo mondo,

    non conosce i suoi abitanti e noi...
    per uno strano scherzo del destino
    non conosciamo LUI.





    clicca per leggere com'era il castello verso la fine dell'800 e per vedere altre immagini "invisibili"

    sabato, dicembre 02, 2006

    Un cronista a Ceglie Messapica il 1884


    Cosimo De Giorgi, geografo e storico dell'800, visitò Ceglie Messapica nell'anno 1884. Inserì quindi un intero capitolo dedicato alla descrizione del territorio nella sua opera "La Provincia di Lecce". Opera ristampata da Congedo Editore il 1975.
    Di seguito riporto alcuni brani che possono essere utili per capire
    come si viveva a quell'epoca.

    clicca per proseguire nella lettura

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    giovedì, novembre 30, 2006

    Compravendite trulli: un'analisi di mercato

    PIAZZAPLEBISCITO la tua piazza virtuale

    Per capire l'andamento del mercato delle compravendite nel territorio dei trulli ho preso come campione di riferimento il territorio di Ceglie Messapica. Si tratta di un territorio abbastanza vasto di circa 135 kmq incuneato nella valle d'Itria.
    Le compravendite di terreni non possono prescindere dal rilascio del certificato di destinazione urbanistica che per abbreviazione chiamerò cdu. Per esperienza si può affermare che il numero di compravendite è pari al 90% dei cdu.

    Veniamo ai dati concessi gentilmente dall'Ufficio tecnico della Città di Ceglie Messapica.


    1997 = 237
    1998 = 204
    1999 = 270
    2000 = 286
    2001 = 261
    2002 = 285
    2003 = 303
    2004 = 428
    2005 = 414
    23/11/2006 = 219
    tend. 2006 = 326


    Come si evince anche visivamente, le compravendite sono aumentate leggermente nel 2002 per poi esplodere nel 2004. Circa 150 compravendite all'anno in più rispetto alla media. Dalla tabella si nota anche il crollo del 2006. E' importante capire le cause di questa inversione di tendenza.

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    domenica, novembre 19, 2006

    Antiche mappe, antichi viaggiatori







    Un'antica mappa del Salento.
    "Apuliae quae olim Iapygia, nova corographia".
    E' tratta da un'edizione pubblicata ad Anversa nell'anno 1570 del Theatrum Orbis Terrarum di Abraham Ortelius.










    Da "Liber de situ Iapigiae" di Antonio De Ferrariis Galateo anno 1507

    La Iapigia
    Ho accertato che questa penisola fu spesso variamente denominata dai diversi autori. Alcuni, come Aristotele ed Erodoto., la chiamarono Iapigia, altri Salentina, altri Peucezia, altri Messapia, dal nome del comandante Messapo, altri Magna Grecia, altri Apulia perchè qui gli alberi perdono le foglie più velocemente di quanto non avvenga altrove, altri Calabria. Infatti l'odierna Calabria un tempo era detta Bruzio: così tanto mutano e cambiano le cose.
    Ecco ciò che di questa regione scrive Strabone, che cito alla lettera: Il successivo territorio della Iapigia è, contro ogni aspettativa, molto confortevole. Infatti, sebbene appaia aspro in superficie, dove è possibile arare, si scopre che il terreno è alquanto profondo e fertile, e quantunque sia povero d'acqua, nondimeno è abbondante di ridenti pascoli e appare ricco di foreste. Un tempo tutta questa regione era anche densamente abitata e contava tredici città. Ora invece, ad eccezione di Taranto e Brindisi, le altre non sono che piccoli borghi, essendo giunto a tal punto il degrado. Si tramanda che i Salentini siano dei coloni venuti da Creta. Così Strabone.

    N.d.r. Plinio menziona, nel continente Oria e Alezio, sulla costa Sena e Gallipoli, un tempo chiamata Anxa. Cita altresì Taranto, Basta, Otranto, Soleto, dicendola in abbandono, Frantuentio, Miltope, Lecce, Balenio, Ceglie e Brindisi.

    Ed ecco come Leandro Alberti dopo avere visitato il territorio nell'anno 1525 descrive i paesi a cavallo tra il territorio della Valle d'Itria e l'Alto Salento nella "DESCRITTIONE DI TVUTTA ITALIA"

    "Camminando pur sopra il detto colle, ritrovasi l'antica città di Celio da Tolomeo Celia nominata, posta al fine di esso colle. Del cui territorio si cava grand'abbondanza di zafferano. Quivi intorno sono assai boschi molto accomodati alla caccia per esservi assai salvaticine.
    Poscia camminando ad
    Ostuno 4 miglia vedesi S. Vito e sopra l'ansidetto colle se dimostra Caravigna, e più avanti Cisternino..."


    Nell'immagine sottostante un particolare che identifica il territorio dei trulli.
    E' l'incontro tra le Murge e l'alto Salento ovvero la valle d'Itria con Ostuni, Ceglie Messapica, Cisternino e Martina Franca

    sabato, novembre 11, 2006

    "Casedde" ovvero, i trulli cegliesi



    Le nostre "casedde" che ora sono diventate "trulli". Un termine che fino a vent'anni fa non era utilizzato nel nostro territorio. Le abbiamo rinnegate, ignorate, odiate, depredate. E ora che sono sapientemente recuperate e re-inventate da persone che che non le hanno vissute ma che capiscono il vero valore... ora pensiamo solo ai soldi, a quanto possono valere. A quanto ci possono fruttare. Solo guadagno, nessuna perdita... nessuna perdita di valori, di storia, di tradizione... non si può perdere ciò che non si conosce.




    "Casedda" settecentesca
    nel territorio di Ceglie Messapica località "Zumpicchio"


    E' un trullo marginale. In zona ancora oggi parzialmente boschiva. Distante circa 10 km dall'abitato di Ceglie Messapica. Il prospetto è orientato verso est. Utilizzato come ricovero provvisorio di persone e animali. Da notare la forma dei coni non ancora indipendenti tra di loro e la mancanza della parte terminale "tittolo". L'architrave della porta d'ingresso è di forma arcuata, ci sono le scalette tipiche dei trulli "cegliesi". Nessuna finestra all'interno e nemmeno cisterne per la raccolta delle acque piovane. La pavimentazione è in pietra locale. L'interno è composto da un vano centrale quadrato avente lato di mt. 2,70 e due piccole alcove laterali anch'esse quadrate di lato 1,90 mt. Nelle pareti interne sono presenti delle nicchie e sulla volta del cono l'alloggiamento per le assi di legno.


    Volando in mongolfiera

    Volando in mongolfiera sopra il territorio di Ceglie Messapica alla ricerca delle forme più strane create dal rincorrersi delle linee bianche dei muretti a secco mi sono imbattuto in quest'ellisse.


    Strano, perchè ci passo spesso in auto o in bici da quel posto e non ho mai notato nulla di speciale.
    Forse sarà uno scherzo della natura. Mi avvicino agevolmente al sito sorvolandolo e planando lentamente smorzando la fiammella che produce il gas dalla mia ormai vecchia mongolfiera. La giornata è tersa, nemmeno un alito di vento; posso osservare nitidamente il sito. A occhio sembra avere la diagonale maggiore di circa 300 metri e quella minore di 150. Di fatto è una recinzione di un "pulo". Una depressione di circa 5 metri.
    Sono sempre più incuriosito. Plano dolcemente su una piccola radura più o meno in prossimità della strada comunale per Fedele Grande, ripiego per benino la tela della mia mongolfiera, carico in macchina il cestello in vimini che mi sosteneva e provo a osservare. Purtroppo non riesco a vedere nulla perchè è delimitato con un alto muro e si sta facendo tardi.
    Chissà cosa sarà.





    Ritornerò quando avrò un po' di tempo e l'autorizzazione. Mi informerò sul nome dei proprietari

    lunedì, ottobre 23, 2006

    L'ultimo trullaro ?


    Metà settembre, l'estate non è ancora finita e l'autunno non è ancora cominciato. Metà pomeriggio, tanto sole, tanta luce ma anche tanto vento che fa volare la polvere che ti rende arida e secca la pelle.

    Il posto dove sta lavorando Francesco è sulla sommità di una collina. Un panorama mozzafiato, poco distante d al nostro paesino, la vista del Salento, il mare Adriatico e quando ci sono le giornate terse inver
    nali ... i monti dell'Albania.

    Lo raggiungo agevolmente, è con i suoi operai, stanno sbaraccando, raccolgono i pochi attrezzi, puliscono l'area di lavoro...

    "Per oggi basta..."

    E' felice di questa intervista. Sa che nel suo piccolo sta diventando una celebrità.

    "Non mi hanno fatto lavorare questa estate, il posto è troppo in vista..."

    Ma chi? Gli chiedo. Sembra che si lamenti ma non è così. Si riferisce alle troppe persone che passando per questa strada di campagna non hanno resistito alla tentazione di fermarsi. Vedere un trullaro all'opera è un evento. Non fa parte certamente della memoria della mia generazione. Non ricordo trullari nella mia infanzia. E' quasi una scoperta archeologica.

    "Molta gente si è fermata, tanti i forestieri. Si meravigliano della qualità del lavoro, di cosa si possa realizzare con la nostra pietra".

    E poi, come un fiume in piena a spiegarmi le qualità del nostro calcare, della sua brillantezza, dei segreti fossili che porta nel suo grembo. La nostra pietra che ormai non riesce più a strappare dal suolo. Problemi di salute, la schiena, il recente intervento chirurgico. Ma su questo Francesco non si lamenta più di tanto.

    "Cose che succedono alla mia età... ho più di settant'anni. Non è colpa del lavoro e fosso ritenermi fortunato perchè ho sempre lavorato all'aria aperta, ho sempre respirato l'odore della nostra terra."

    Si emoziona nel parlare del suo lavoro, si sostituisce al suo committente. Il trullo fino a quando non sarà completo è suo. Decide lui. Gli operai devo solo eseguire i suoi ordini. E' lui che sceglie le pietre ad una ad una e dice come posizionarle. Lo seguo da tempo e constato come il suo lavoro si evolve. Ogni trullo è differente, la disposizione delle scalette, un arco un po' particolare. E poi, nulla di scontato. Ha tanta fiducia nei suoi collaboratori, suo figlio, il genero e tanti ragazzi che lavorando con lui hannola certezza del salario garantito.

    Ciao Francesco, alla prossima.

    Francesco è stato intervistato da Domenico Biondi.

    sabato, ottobre 21, 2006

    La nostra Ceglie dei primi anni del settecento

    Bella vero? E' una stampa dei primi anni del '700 La porta è quella denominata "Della Croce" e che non esiste più da tanto tempo. Più o meno in prossimità del Cin Cin bar in piazza Plebiscito.
    E di queste altre?

    clicca sull'immagine per ingrandirla

    Anche in questo caso è rappresentato il sito di un antico frantoio ipogeo tuttora esistente ed accessibile da via Bottega di Nisco. La posizione dell'ingresso dovrebbe essere rimasta la stessa. Il palazzo esisteva quindi da prima del 1740 e si sviluppava su due piani oltre ai tetti a doppia falda. Sicuramente il proprietario era un tale “Forleo” mentre i Padri Domenicani utilizzavano il “trappeto” ipogeo. Dove ora c'è il rione Murigini erano orti e la porta della piazza era denominata di “Iuso”.



    Si tratta della rappresentazione grafica dei beni della Platea dei Domenicani anch'essa del '700 ma con tanti riferimenti al 1500.

    Trascrivere le descrizioni e pubblicarle su questo sito è il nostro obiettivo per il prossimo anno.



    Per visualizzarle meglio basta cliccarci sopra


    Immagine tratta dalla Platea dei Domenicani (Archivio di Stato di Brindisi)


    mercoledì, ottobre 18, 2006

    E' visibile solo da un aereo, cosa può essere?


    Vista dall'alto è una retta PERFETTAMENTE
    lineare che si sviluppa per 17 km e che taglia la porzione ovest del nostro territorio.
    L'immagine fotogrammetrica sovrastante ci f
    a vedere il tratto prossimo all'antica masseria di San Pietro e più precisamente il lato nord digradante verso le colline di Cisternino.
    Le frecce indicano un taglio netto (si tratta di muri a secco) che su un terreno aspro e collinare TAGLIA il territorio lungo la perfetta direttrice nord. E si tratta del nord geografico non del nord magnetico! Lo scostamento rispetto alle mappe dell'IGM è di pochissimi centesimi di grado!






    Ho quindi ricostruito lo sviluppo del muro. I puntini rossi rapprentano le zone più alte dalle quali si domina il Salento.

    Proviamo quindi a percorrerlo.

    Si parte da Monte Scotano (326 mt slm) nel territorio di Villa Castelli dalla cui sommità è visibile lo Ionio e l'intero Salento, si prosegue in maniera rettilinea per 7.450 mt lungo la direttrice NNW , incontrando la masseria Cuoco (attualmente territorio di Martina Franca) Fedele Piccolo, Giancamisa, Circilello, La Selva e verso valle Marangi per poi proseguire fino a raggiungere la masseria di San Pietro (350 mt. slm) ultimo capisaldo delle Murge dal quale si domina l'intero Salento e l'Adriatico. In qusto punto la direttrice si orienta direttamente verso nord, prosegue nel suo cammino verso valle per 3870 metri nelle località denominate Menzella, Selvaggi, Masseria Satia nel territorio di Ostuni per raggiungere la località Sierri (318 mt. slm).
    Un ultima lieve variazione nella direzione verso est per proseguire linearmente per altri 5680 metri nel territorio di Ostuni e Cisternino, località Fogliarelle, attraversando il villaggio di Casalini fino a terminare nella località Specchia di Casalini (339 mt. slm) che si affaccia a strapiombo sull'Adriatico.



    sabato, ottobre 14, 2006

    La Chimera del piano regolatore a Ceglie Messapica

    Un sabato mattina di un dicembre meterologicamente anomalo. Più che la fine dell'autunno sembra l'inizio della primavera. Si, metereologicamente è davvero un periodo anomalo, penso tra me e me ancora leggermente intontito in questo dormiveglia pre-festivo. Accendo il computer, controllo. Quasi tremila pagine viste, più di mille cinquecento accessi, quasi mille duecento utenti, dieci nuovi lettori al giorno. Dico a me stesso che si tratta di un buon risultato per un blog locale nato poco più di un mese e mezzo fa. Qualcuno lo legge. Allora, la voglia di partecipare c'è.

    Credo che il nostro Sindaco abbia letto questo blog, e allora,

    Ti chiedo: c'è la volontà di affrontare seriamente il problema?
    E le promesse, si mantengono?

    Ecco cosa scrivevo all'inizio di quest'avventura:

    15 ottobre,
    Mi dispiace davvero iniziare questo blog che sarà incentrato sulle potenzialità del nostro territorio e parlare di piano regolatore o PUG o strumento urbanistico... chiamiamolo come vogliamo.

    Sicuramente ora è una Chimera.

    Atteso ormai da decenni... oggetto di mille discorsi, di tutte le campagne elettorali degli anni settanta, ottanta, novanta...
    Sempre a parlare delle speculazioni, dei suoli che erano stati accaparrati dalle forze economiche...
    Dietrologia, chiacchiere di paese.

    E SE LA VERITA' FOSSE PIU' SEMPLICE?

    Eh si... Perchè il nostro paese è forse l'unico in Italia che non ha uno strumento urbanistico.
    Ci giurerei, le forze politiche .... TUTTE ALL'UNANIMITA' ... approverebbero qualsiasi parvenza di piano regolatore.
    Non ci sono più interessi perchè non C'E' PIU' ECONOMIA.

    Il risultato è sotto i nostri occhi ogni giorno.

    Un esempio, il decremento demografico

    il 2002 eravamo 21.318 abitanti
    il 2003 20.940
    il 2004 20.860
    il 2005 20.756
    il 2006 20.751
    marzo 2006 20.757 abitanti

    In cinque anni abbiamo perso oltre 500 abitanti !

    Sicuramente giovani che non trovano nessuno sbocco nel Paese senza regole.


    Abbiamo il problema dell'emigrazione
    - caso unico credo - poichè il problema italiano
    attualmente è l'esatto opposto, l'immigrazione.


    E allora? Perchè non si portano gli elaborati in Consiglio Comunale?



    Il nostro Sindaco giurando il 22 Aprile 2005 e si impegnava ad APPROVARE LO STRUMENTO URBANISTICO ENTRO UN ANNO.

    Ora, possiamo sapere perchè a oltre un anno e mezzo dell'insediamento non parla più di piano regolatore?

    CHI REMA CONTRO?

    venerdì, ottobre 13, 2006

    Un cronista...



    Il capitolo inizia con una descrizione dettagliata e puntuale del nostro territorio con l'indicazione delle altezze delle colline del nord della Terra d'Otranto.
    Quindi afferma che
    " ... Su queste colline sono stati rinvenuti alcuni oggetti preistorici dell'età archeolitica, i soli che abbiam trovato nella penisola salentina; e cio varrebbe a confermare l'opinione che in questo lembo estremo d'Italia i primi avitatori ne occuparono da prima la parte più elevata, trovandovi un asilo più sicuro che nella parte bassa, più soggetta alle incursioni nemiche;... "

    Continua poi commentando
    "Da questo isolamento deriva forse quell'aria di selvaggio e di alpestre che gli antichi scrittori attribuiscono agli abitatori di queste colline, specialmente durante il periodo feudale, e che corre ancora sulla bocca di moltissimi, mentre come vedremo, non è punto giustificata dal fatto. Fino ai primi di questo secolo (1800 ndr) quando Ceglie non comunicava con gli altri paesi della provincia, e quando le colline erano tutte coperte di boschi, si vedeva spesso lampeggiare il pugnale del brigante e dell'assassino; e le sue vie interne e buje, tortuose, strette e in pendìo divenivano il teatro di orribilii scene di sangue e di vendette. Ma oggi tutto è mutato.
    La città è conguinta da una bella rete di vie carrozzabili a Ostuni ed alla strada ferrata adriatica, a Francavilla, a Grottaglie, a Martina, ed a Cisternino nel Barese; i boschi convertiti in fertilissimi vigneti..."

    Elogia quindi i contadini cegliesi constatando che:
    "emigrano -esempio unico in Terra d'Otranto ! - nei territorii dei paesi vicini creandovi nuovi paesi, come ad esempio S. Michele, nel tenimento di San Vito dei Normanni, che nel breve giro di pochi lustri ha gia 1270 abitanti, e Villa Castelli in quel di Francavilla fontana che nel 1792 era ancora una fattoria dei principi e stazione di scelte razze equine, divenne borgata nei primi di questo secolo, quando Gioacchino Ungaro, duca di Montejasi, concesse ad enfiteusi molte terre presso il Castello a parecchie famiglie cegliesi e grottagliesi; ed oggi contiene gia 1878 abitanti...."



    E ora la descrizione del castello


    Quel che vi è di notevole nella Terra (Ceglie vecchia ndr) è soltanto il castello o palazzo ducale. La chiesa collegiata, che resta nel punto più alto della città, di fronte al castello, non presenta nulla in fatto di arte ed è insufficiente per la popolazione. L'antico duomo, rovinato nei primi del XVI secolo, fu rifatto nel 1521 nel tempo dei Sanseverino; ma fu poi ricostruito e ingrandito verso la fine del secolo scorso (1796) ed ha una cupola tozza e goffa a mattoni colorati. Si vuole che ritragga in piccole proporzioni l'architettura del Gesù nuovo di Napoli; noi crediamo invece che ne ha preso il solo stile barocco, imbarocchendolo viemmargiormente!

    Il castello domina tutto l'abitato e da un lato di esso, sulla fronte che guarda verso il duomo, si solleva una torre quadra, massiccia, coronata di merli e di piombatoj, con poche finestrine, tetra e nereggiante nell'aspetto e certamente più antica del castello ducale. Sulla porta d'ingresso di quest'ultimo si legge il nome del fondatore in questa iscrizione:

    DEGLI SANSEVERINO FABRIZIO
    1492

    mentre sulla porta che metteva dall'atrio del castello nella gran sala del Consiglio si leggono i nomi dei successivi duchi di Ceglie che lo hanno accresciuto o modificato, in questa iscrizione che trascriveremo nella sua ortografia:

    FVNDITVS INDIXIT FABBRICARI TECTA JOHANNES
    HEC SIBI TVM CLARIS OMBIBVS ATQVE SVIS
    SIC QVOQVE PRECEPIT PRESTANS AVRELIA CONIVX
    ILLVSTRES AMBO SANSEVERINA DOMVS 1525

    Il castello fu quindi costruito nei primi del secolo XVI da Giovanni Sanseverino e dalla sua consorte Aurelia, il cui nome si trova ripetuto in diversi punti del palazzo, e perfino nella porta che conduce nei sotterranei; (quindi i sotterranei esistono! ndr) ma la torre e l'androne esistevano già fin dal secolo precedente, e ci rivelano meglio il carattere militare , mentre il castello ha tutto l'aspetto di un palazzo magnatizio. Alla torre si sale per una scala a chiocciola fino al piano superiore nel quale si osservano dei grandi cameroni oscuri, a pareti massicce; e da questi si ascende fino al terrazzo coronato di merli quadri e di feritoje e circondato da piombatoj. Il panorama che si gode di lassù è bellissimo, e non senza ragione fu prescelto dagl'ingegneri tipografi nella triangolazione della provincia eseguita nel 1874.

    Descrive ora la visione panoramica; è interessante questo passo:

    ... a tre chilometri da Ceglie, sulla via di Cisternino, è il Campo detto d'Orlando, dove scavando il suolo per le coltivazioni si son rinvenute lance, alabarde, elmi, corazze, ferri da cavallo, armille di bronzo, ecc; tutti oggetti dispersi nelle mani d'ingordi speculatori. Più in la S. Paolo, antica badia e centro di vecchie abitazioni oggi scomparse...

    Continua a descrivere il Castello

    Discendendo da questa, rientreremo nel palazzo per lo scalone esterno che dall'atrio metteva nella sala del consiglio. Questa è larga, rettangolare, a bassa tettoja, sulla quale è dipinta l'arma di Sisto y Britto inquartata con quella dei Lubrano; ma nuda com'è, squallida nelle pareti e senza alcuna mobilia per che canti l'epicedio dei nobili Sanseverino! Oh! Se potessro parlare le pareti di questa sala e ricondurci almeno per un istante alla vita di due secoli addietro!




    Continuerò questo mese nella trascrizione parlando ancora del castello... poi "il borgo nuovo", la Ceglie ottocentesca...







    Trulli, lamie, boschi di ulivi, querce e poi il mare.
    Ostuni la città Bianca e Ceglie Messapica
    il paese dimenticato.

    Il mare anzi... i mari, l'Adriatico e lo Ionio... la Messapia
    ovvero la terra di mezzo.

    L'ambiente ideale p
    er vivere, per lavorare senza
    i ritmi frenetici eppure,



    E allora? Cos'è?

    Che cosa c'è che non va?

    Perchè non diamo valore al nostro patrimonio?
    C'era bisogn
    o degli inglesi per scoprire casa nostra?

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